Arrestato Abu Liami Gallagbadi, uno dei terroristi di Bruxelles.

Arrestato Abu Liami Gallagbadi, uno dei terroristi di Bruxelles.

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Arrestato Abu Liami Gallagbadi. Così il nome di uno degli attentatori che ieri hanno messo a ferro e fuoco Bruxelles. La polizia belga lo ha trovato in una casa del quartiere di Maelbeek, a pochi metri dalla metropolitana. Appena scoperto il suo rifugio, Gallagbadi avrebbe tentato di farsi esplodere, ma gli agenti hanno anticipato le sue mosse, immobilizzandolo prima che potesse fare altri danni.

Appena preso, ha dichiarato: ” Parlando con l’uccello canterino ieri, mi ha portato in un posto non lontano, lei è una piccola guida nella mia mente. Lei non è una qualunque”. Parole che sono apparentemente senza senso per gli inquirenti e che verranno approfondite nelle prossime ore.

“Si trovava proprio qui, a due isolati dalla metropolitana colpita. Lo abbiamo trovato mentre era intento a prepararsi per una eventuale fuga. Ma, comunque, pericolo scampato”. Queste le parole del commissario Damon Albarn che ha guidato le operazioni che hanno portato alla cattura del pericoloso terrorista. In città c’è ora molto scompiglio. Gallagbadi è il secondo attentatore preso vivo dopo Salah. Si pensa che verranno fatti interrogatori congiunti per saperne di più. Ma che storia ha alle spalle Gallagbadi?

Abbiamo scavato nella sua vita privata grazie alle nostre fonti. Inglese di Manchester, ha svolto per molto tempo l’attività di operaio. Nel 2008 viene preso da turbe psichiche. Nei suoi diari è stata trovata scritta, ripetutamente, la frase “Dig out your soul” ossia “tira fuori la tua anima”. Non si sa bene quale fosse il suo credo religioso. Pare che il giovane inglese fosse molto dedito a una vita smodata e senza freni più che alle preghiere. Successivamente decide di trasferirsi a Bruxelles, dove va a trovare il fratello e dove si converte a una forma di religione radicale e fondamentalista, idea che lo accompagnerà per tutto il suo futuro. Non si sa bene nemmeno che lavoro svolgesse in Belgio. Il fratello sta per essere interrogato in queste ore. Nella casa, a parte qualche esplosivo e dei vestiti, non è stato ritrovato nulla di rilevante.

Su un biglietto c’era scritto “Guess God thinks I’m Abel” (Credo che Dio pensi che io sia Abele), a dimostrazione della religione tormentata e turbata che i terroristi vivono dentro di sé e della particolare situazione di fragilità mentale in cui si trascinano. Nelle prossime ore daremo gli ulteriori sviluppi della vicenda. Vedremo se sarà possibile saperne di più.

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